Interviste e Video

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Ponti e “Il ballo di Castano”

Messaggero Veneto – 20 aprile 2015

Esordio sorprendente quello dell’avvocato Luca Ponti nella narrativa. “Il ballo di Castano. La goccia che cade non si spegne” (Gaspari Editore, pp 192, 14,50 euro) è un libro capace di scuotere l’anima. È il primo romanzo del professionista udinese. In un pensiero liquido, denso e incontrollabile, si snodano le vicende di Castano Dittongo. Chi è veramente Castano Dittongo? Un avvocato. Forse. O un assicuratore. Un edicolante. Un venditore di cetrioli. Un passante. Un barbone. Un pazzo. Castano Dittongo siamo noi? Lo scopriremo lunedì 20 aprile a Udine, alla presentazione in Feltrinelli, alle 18, assieme all’autore, al direttore del “Messaggero Veneto” Tommaso Cerno e al giudice emerito Arrigo De Paoli.

Luca Ponti, nato a Udine nel 1959, ha conseguito la laurea in giurisprudenza all’Università di Firenze. Docente all’Università Ca’ Foscari a Mestre in materia di cessione e affitto di azienda, guida lo Studio Legale Ponti, con sede a Udine e a Milano.

 

Fonte: MESSAGGERO VENETO – Lunedì 20 aprile 2015

Luca Ponti e il suo “Castano” un libro che scuote l’anima

L’opera prima dell’avvocato udinese sarà presentata domani alla FeltrinelliL’autore si rifà alla tradizione del poema eroicomico in prosa inaugurata da Stern

Messaggero Veneto – 19 aprile 2015

UDINE. Esordio sorprendente quello dell’avvocato Luca Ponti nella narrativa. Il ballo di Castano. La goccia che cade non si spegne (Gaspari Editore, pp 192, 14,50 euro) è un libro capace di scuotere l’anima. È il primo romanzo del professionista udinese. In un pensiero liquido, denso e incontrollabile, si snodano le vicende di Castano Dittongo. Chi è veramente Castano Dittongo? Un avvocato. Forse. O un assicuratore. Un edicolante. Un venditore di cetrioli. Un passante. Un barbone. Un pazzo. Castano Dittongo siamo noi? Lo scopriremo domani, lunedì, alla presentazione in Feltrinelli, alle 18, assieme all’autore, al direttore del Messaggero Veneto Tommaso Cerno e al giudice emerito Arrigo De Paoli.

Luca Ponti ha scritto questo libro rifacendosi alla tradizione letteraria del poema eroicomico in prosa inaugurata da Stern e portata al suo apice letterario con James Joyce, in particolare con Finnegans Wake.

Troviamo in Il ballo di Castano tutti quegli elementi del romanzo psicologico e del flusso di coscienza che fanno di questa singolare tradizione un elemento prezioso nella storia letteraria.

Anche in questo caso l’opera è stata scritta nel corso di molti anni e le vicende di Castano ripercorrono avanti e indietro flussi di memoria e di pensiero portandoci faccia a faccia con situazioni ed emozioni difficilmente spiegabili con la logica sequenziale.

Quale scarto nel flusso spaziotemporale della narrazione ferma Castano e lo incastra in una dimensione senza storia, Il ballo con un cuscino, La pulizia dell’ombelico, Il rituale del taglio delle unghie dei piedi, l’avvocato che deve discutere la causa più importante della vita e che, distratto dall’immagine di un piatto esposto fuori da un ristorante di Udine, si dimentica di andare in tribunale, perde la causa e diventa allergico al cibo della fotografia esposta.

Ogni episodio diventa elemento di riflessione per il lettore che, leggendo dice «ma su questo elemento avevo riflettuto anch’io!».

Ora un breve estratto del libro.

«Cerchiamo l’estro o rastrelliamo il rostro? Come dire, cerchiamo i suoni, non le forme. Facciamoci un frappè?

Castano quella sera era davvero alla frutta. Non sapeva più cosa fare e dove andare. Si accorgeva che ogni vena era esaurita e la sua banalità non lasciava spazio a tregue. Era solo avanti il nulla e non aveva comportamenti mitigatori di un tanto. Solo l’incoscienza avrebbe potuto salvarlo e decise di cercarla a fondo. Prese un pillolo di cuscino come partner, lo abbracciò teneramente, si avvinghiò al relativo affetto e lo elesse a compagno di emozioni.

Accese allora la musica di sottofondo e nel buio di una serata calda di primavera, scelse Louis Armstrong, What a wonderful world (The colors of the rainbow so pretty in the sky / Are also on the faces of people going by / I see friends shaking hands saying how do you do / They’re really saying I love you), come protagonista e in quel sottofondo da niente prese a muoversi nella terrazza dell’ultimo piano dello stabile, prima in forma circospetta, nel timore di essere scorto da qualche guardone, poi sempre più confidente e rilassato».

Una storia da ingollare d’un fiato o da assaporare con lentezza, da leggere e rileggere, per gustare le avventure di Castano e riflettere con lui sulle nostre avventure quotidiane, trovando complicità e sorniona leggerezza nell’affrontare i grandi quesiti della vita.

Il nome del protagonista, Castano Dittongo, deriva da un gioco di parole dell’autore: Casta no = non virtuoso Dittongo vuole sfruttare l’ossimoro del distinguibile, cioè due vocali, ma nello stesso un suono solo.

Luca Ponti, nato a Udine nel 1959, ha conseguito la laurea in giurisprudenza all’Università degli Studi di Firenze. Già docente all’Università Ca’ Foscari a Mestre in materia di cessione e affitto di azienda, autore di diverse pubblicazioni in materia giuridica, guida lo Studio Legale Ponti, con sede a Udine e a Milano, che si occupa di diritto d’impresa civile e penale.

 

Fonte: MESSAGGERO VENETO – domenica 19 aprile

Castano, il Forrest Gump di Ponti

E’ uscito in libreria l’esordio narrativo dell’avvocato udinese. “I primi racconti li scrissi in collegio”

Messaggero Veneto – 12 aprile 2015

Uscito in libreria l’esordio narrativo di Luca Ponti, avvo­cato udinese, per i tipi di Ga­spari. S’intitola Il Ballo di Castano e non è certo un libro di cui si può dire “mi piace”, o “carino” o “bello”, i banali epireti, diretti alle letture e spesso ascoltati davanti ai banchi delle librerie. Ci spieghiamo. II ballo di Ca­stano none un’opera sempli­ce, non ha una struttura narra­tiva semplice, non ha un’unica direzione, facilmente compre­ sa. Ha però Castano, Castano Dittongo per la precisione, il mitico protagonista, che rende interessante l’ambizione di questo lavoro. E possiede una buona musica per entrarci dentro. Castano è un po’ Forrest Gump, un po’ filosofo autisti­co, comunque personaggio, e pure cinquecentesco alla Rabe­lais: un ingenuo (naif?) omone di 55 anni dentro la meraviglia di questo giardino incantato e sospeso che è la vita se la si guarda da un certo punto di vi­sta, quello di Luca Ponti auto­re. Castano, come il numero zero dei bisogni, quello che riporta il lettore al grado di ascol­ to infantile e gli apre Ia mente ai pensieri sulla vecchiaia.

– Innanzitutto Castano o Castano?
«Castano. Il gioco è aver cre­ato un nome imprendibile per­chè nemmeno io mi ci possa ri­conoscere. La sfida e entrare dentro quello che ognuno di noi vive e magari non dice».

– Genesi dell’opera?
«Quarant’anni di attenzione al mio Castano. I primi raccon­ti li scrissi in collegio a Firenze. L’editor e editore, Marco Ga­spari, ha poi scelto insieme a me quali pubblicare».

– La scaletta del capitoli è un’ascesa.Dove si arriva?
«La scelta e quella di volare in libertà. Dalla consapevolez­za di sé, si arriva alla distonia e alla fuga, per poi ascendere alla pazzia>>.
Castano Dittongo: un personaggio che ti entra in testa e non perché ti piaccia, a tratti forse ti fa tenerezza quando diventa poeta come nel racconto sulle gocce di pioggia, uno dei migliori; e così tu lo investighi con sospetto cercando di decifrare perchè sia così importante capirlo.

– Già, Luca Ponti: dobbiamo proprio capirlo tutto il suo Castano?
«In un racconto, quello chia­mato ‘pici, pici, piccoli passi’ un amico suggerisce che forse ho scritto ‘pici’ perchè essendo molto legato alla Toscana, desideravo inconsapevolmente riappropriarmi di una parola come ‘pici’ …la pasta toscana… per scivolare inconsapevolmente in ciò che mi piace».

La scrittura di Ponti è “un flusso di coscienza”, come recita il comunicato stampa, e noi scivoliamo volentieri den­tro una conversazione legata al colore di tutti i viaggi reali che Luca Ponti, turista solitario, ha intrapreso; fisiche facce regala­te all’interpretazione antropo­logica senza asserzione ma con la regola dei dubbi, come dalla sua scrittura liquida si comprende. Ci piace l’architet­tura fluida di questa lavoro. Il libro si struttura a racconti con rapporti spazio/tempo fram­mentati dalla memoria, dalla voce narrante che appare ogni tanto, in un rapporto cercato con il lettore; da un Castano – gigante buono – che si svela a poco a poco e diventa uno Ze­lig nostrano e in tutto il mondo, che concentra le paure di tutti, i bisogni di tutti, le attività fisiologiche di tutti. Un mondo dove la pazzia è la normalità e la scrittura una morbida musica e pure liquida. Luca Ponti fa l’entomologo dell’animale “uomo”, dentro le viscere dell’animale “società”, e riesce a rallentarti lo sguardo se ti occupi con at­tenzione del suo eroe contem­poraneo: il signor Castano Dit­tongo. La sua scrittura rende fisico l’immateriale e spiritualizza gli oggetti. E poi, cozze, zanzare, gocce di pioggia, in confiden­za. Un acme da gran film ame­ricana, attraverso il racconto che da il titolo al romanzo. Se si vuole fare entrare in questa sto­ ria il citazionismo lo si può fare ma, chi scrive, preferisce pen­sare che il lettore ci ritroverà ciò che ,più desidera, come la zampa dei sentimenti, l’onda epica della musica degli Ea­gles, il semplice svelamento di un’abitudine. Nascosto sta il saluto a una persona -imprevedibile- che non c’e più, che avrebbe balla­to volentieri “come” Castano. Il ballo di Castano, (200 pp, 14,40 euro) verrà presentato a Udine alla Librena Feltrinelli il 20 aprile alle 18 da Tommaso Cerno, direttore del Messaggero Veneto.

Articolo di Elena Commessatti

Scarica: Intervista – MESSAGGERO VENETO – domenica 12 aprile